“Si sta come/ d’inverno/ nella metro/ i consulenti”

“Si sta come/ d’inverno/ nella metro/ i consulenti”

Da qualche giorno è ricominciata la consulenza in azienda.
La sveglia suona alle 6, la posticipo di 5 minuti e poi ancora altri 5. Ma poi devo alzarmi e infilarmi sotto la doccia bollente.
 E poi devo farmi un caffè, anzi due, che sennò chi si sveglia?

La cosa che proprio non capisco è la fondamentale inutilità di doversi svegliare ad un’ora prestabilita e fare una serie infinita di chilometri per arrivare in un luogo e svolgere lo stesso identico lavoro che avrei fatto a casa mia ma ‘stravaccata’ sul divano.

Quindi ieri sono arrivata in ufficio dopo un’ora e mezza di metro pervasa da questi pensieri.
Mi sono trascinata dalla metro al q3, ho fatto il badge, chiamato il referente del progetto e poi sono arrivata alla postazione. Mi presento al nuovo team. Sorrisi e la consapevolezza che non ricorderò nessuno dei nomi che si stanno affollando uno sopra l’altro.
Si cerca sempre di apparire molto professionali la prima volta. Quindi strette di mani decise, sorrisi, una faccia da: “mo in quattro e quattr’otto ve li risolvo io i problemi!”. 
Da casa anche col pigiama potrei fingermi così professionale, ma dal vivo poi finisce che qualcuno lo conosci già e va più o meno così:

@: piacere!
Io: ehi ma io e te ci conosciamo!
(Pausa… Mi guarda… Faccia pensierosa… Altra Pausa…)
@: ah ma certo! Però non ti avevo riconosciuta perché l’ultima volta che ti ho visto eri vestita da Sailor Moon!!
(…risate generali…)
Io: no beh ti sbagli… sicuro! devi aver sbagliato persona…
(e comunque giusto per chiarire ero vestita da Sailor Cosmos!!!!)

E poi? E poi niente: ho rivisto cari amici, ho conosciuto persone nuove, ho chiacchierato e scambiato idee. E da queste chiacchiere, da queste risate, dalla semplice interazione e scambio so che nasceranno nuove idee, ci sarà nuova linfa vitale e creativa per me. Perché si, lavorare da casa è terrrrrrrribilmente comodo, ma poi ti manca lo scambio, ti mancano le persone, le facce e le idee. E le idee chiamano (sempre) altre idee. Perché sono profondamente convinta di questo: se ci tenessimo per noi, strette, le nostre idee, e ci mostrassimo avari di condivisione appassiremmo e quelle poche idee morirebbero con noi, con la nostra avidità.

E poi? E poi si è fatta di nuovo sera. E sono tornata in metropolitana. E ho visto quello a cui non avevo fatto caso la mattina, tra sonno e pensieri disfattisti. Ho visto le persone. Persone dalle facce stanche. Persone con lo sguardo perso nel vuoto. Persone assorte nella lettura e persone con lo sguardo fisso sul loro telefonino. Persone in compagnia ma anche tante persone sole. Ogni mattina e ogni sera qui c’è un’umanità che si muove. E io stasera non voglio far altro che guardare ognuno di questi volti. E muovermi con loro. Allo stesso ritmo. Perché quando finirà la consulenza questi volti sconosciuti mi mancheranno.

E poi che altro? Solo che fuori piove e noi siamo forse ancora più umani col la pioggia che ci bagna e con i nostri ombrelli colorati. Dritti spediti ognuno verso la propria casa calda, con un’unica grande consapevolezza bene in mente: che la giornata lavorativa è realmente finita e il computer resterà spento fino a domani mattina!

 

Rossella Teti
Written by Rossella Teti

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